Cavalli di celluloide
Basato sulla vera storia del purosangue Laghat e ispirato al romanzo di Enrico Querci che ne racconta le gesta, la pellicola narra dell’incontro tra un cavallo cieco da un occhio e un giovane ex promettente fantino; è la storia di una sfida sportiva e umana che porterà i due a “rimettersi in pista” sia in ippodromo che nella vita.
Nelle sale dall’11 dicembre esce il film dedicato al celebre Purosangue Inglese: “Laghat - Un sogno impossibile”, diretto da Michael Zampino e ispirato al romanzo di Enrico Querci: Laghat, il cavallo normalmente diverso (Pacini Editore, 2014).Nel film, presentato in anteprima alla 43esima edizione del Torino Film Festival, troviamo in scena Lorenzo Guidi, Carlotta Antonelli, Hippolyte Girardot e la partecipazione straordinaria di Edoardo Pesce. La produzione è curata da Alba Produzioni e Videa Produzioni, si tratta infatti di una coproduzione con la Francia.
In uscita al cinema il prossimo 4 dicembre il film dedicato al celebre Purosangue Inglese: “Laghat”. Diretto da Michael Zampino, il film racconta la storia avvincente di questo cavallo: Cinema e ippica, passione per questi meravigliosi quadrupedi e rispetto per loro, celebrati grazie all’arte cinematografica.
Nell'atroce invasione dell'Ucraina, che stermina civili e animali, i cavalli come arma da battaglia non compaiono. Questo erbivoro, sostanzialmente mite, che nei millenni ha accompagnato l'uomo nelle sue attività più cruente - pensiamo alla guerra e alla caccia - è ormai superato dalla tecnologia. E c'è un film, del 1954, di Francesco De Robertis, intitolato "Carica eroica" che ricorda la carica del reggimento Savoia Cavalleria
Dove ci porta il grigio che al galoppo traversa le campagne attorno ad Arezzo, montato da una controfigura della bella Vanessa Incontrada, nei panni della vicequestore Fosca Innocenti, protagonista dell'omonima fiction diretta da Fabrizio Costa? Ci porta verso un grosso branco di cavalli di celluloide. Cinquanta in tutto. Si, perché questa è la cinquantesima rubrica che scrivo per Cavallo 2000. E mi sembra un traguardo da festeggiare allungando, per l'occasione, lo sguardo anche ai tanti cavalli che sono apparsi nelle nostre fiction televisive.
Un'amazzone, immobile con il suo cavallo nel bel mezzo delle rotaie di un treno che arriva a tutta velocità. Incuranti dei fischi imperiosi del capotreno, la donna e la sua cavalcatura non si muovono. E il treno, miracolosamente, riesce a fermarsi a qualche metro da loro. Senza che nessuno dei due abbia un solo fremito di paura.
Un pianoforte a coda sulla battigia, lambito dal mare. Nessuna spettatrice che abbia visto "Lezioni di piano" può dimenticare quella scena, divenuta il biglietto da visita di una grande regista, l'australiana Jane Campion. Che all'ultimo festival del cinema di Venezia dello scorso settembre guadagna il Premio speciale alla giuria, con un western intitolato "Il potere del cane".
Cassiera in un supermercato di giorno, barista in un pub la sera. Un marito arreso alla disoccupazione e agli acciacchi, due genitori anziani ed egoisti, i figli adulti e ormai lontani. Molto grigiore, modesti guadagni, poche speranze per Jan Vokes, che abita in un ex villaggio minerario del Galles, lambito dalla risacca economica.
Che progetti può avere una donna in una situazione del genere? Verrebbe da dire "nessuno". Ma non è così: Jan Vokes, ascoltando le chiacchere di un cliente del pub, che sembra saperla lunga sui purosangue....























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